LA DERIVA GOVERNISTA DEL PRC NELLE REGIONI: L'OPPOSIZIONE DI PROGETTO COMUNISTA, LA "CRITICA" DELLE MOZIONI "CRITICHE"

 

 

 

A latere del congresso si sta svolgendo nei Comitati federali e regionali del Prc il dibattito sulle elezioni regionali. Le posizioni che vengono espresse in questo dibattito parzialmente oscurato dal congresso sono interessanti perché a parte la conosciuta e scontata posizione della maggioranza bertinottiana di pieno sostegno agli accordi con la Gad (e coi suoi candidati confindustriali), anche i dirigenti locali delle "aree critiche" (mozione 2 e 4) si schierano a favore delle scelte governiste o al più si astengono, lasciando per strada -nei fatti- le "critiche" alle posizioni reali del centrosinistra, ecc., che pure riempono spesso le presentazioni di queste mozioni nei congressi di circolo.

 

Riportiamo di seguito gli ordini del giorno presentati dai compagni di Progetto Comunista in Liguria e Veneto, dove il partito sostiene i candidati ulivisti, rispettivamente, Burlando e l'imprenditore Carraro.

 

In Veneto (Cpf di Venezia) solo i sostenitori della mozione 3 (Per un progetto comunista) hanno votato contro l'accordo coi liberali, proponendo una linea alternativa (argomentata nell'odg che trovate qui sotto). Mentre i dirigenti di Erre (quarto documento) hanno posto essenzialmente questioni di metodo (la necessità di un maggior coinvolgimento dei circoli) e si sono infine astenuti (in coerenza, peraltro, col fatto che nel Comune di Venezia sostengono la politica delle alleanze coi liberali).

 

In Liguria i sostenitori di Progetto Comunista hanno votato contro l'accordo con Burlando, sia nelle federazioni che al Comitato regionale. Per quanto riguarda la "sinistra critica", cioè Erre (quarto documento), si è astenuta sulla questione nel Comitato Federale di Savona mentre a Genova ha proposto l'ingresso del Prc nella maggioranza ulivista liberale senza assessori (e nel Comitato Regionale, infine, ha sostenuto l'impossibilità di un accordo pieno di governo, senza avanzare una proposta alternativa). Niente di strano, visto che questi stessi compagni, e il portavoce dell'area, il compagno Malabarba, propongono un sostegno "critico" al futuro governo confindustriale di Prodi: cioè la rimozione dell'opposizione di classe e una permanenza nell'anticamera del governo (appoggio esterno, senza ministri). Significativamente, su questo aspetto fondamentale sorvolano i compagni che presentano la mozione  4 nei congressi di circolo...

 

 Buona lettura,

 

Francesco Ricci

 


 

 

Ordine del giorno presentato da Progetto Comunista al Comitato Politico Federale di Venezia (27 gennaio)

 

Il Comitato Politico Federale di Venezia, per le elezioni regionali e comunali, considera i candidati sia del centro liberale (maggioranza Ds, Margherita) così come i candidati del centrodestra, espressione del blocco borghese dominante.

L'alleanza delle forze della sinistra politica (sinistra DS, Pdci, Prc) con il centro liberale necessariamente comporta la subordinazione degli interessi di classe del proletariato alla borghesia.

Il candidato presidente della regione del Veneto per la Grande alleanza democratica (Gad) l’imprenditore Massimo Carraro, titolare dell’industria Modellato, sostenuto da un ampio schieramento di forze liberali (maggioranza Ds, Margherita, Sdi, Idv) e conservatrici (Udeur e Liga Fronte Veneto) oltre che dalla “sinistra d’alternativa” (Verdi, sinistra Ds, Pdci, Prc) è espressione della grande e media borghesia di questa regione. Infatti il signor Carraro ha fatto la prima vera uscita elettorale a Treviso chiamando a raccolta gli imprenditori che contano, compreso Tognana, quel Tognana che fino a qualche mese fa sputava addosso ai sindacati, e in particolare alla Cgil. Queste forze imprenditoriali in Veneto come nel resto del paese, preferiscono un governo di centrosinistra ( la Gad ), perché, come diverse esperienze hanno dimostrato (Illy in Friuli Venezia Giulia, Soru in Sardegna, ecc), solo così possono imporre politiche antioperaie e antipopolari con la collaborazione concertativa della burocrazia sindacale in un quadro di pace sociale. La nascita della Gad già oggi agisce come potente fattore frenante delle mobilitazioni operaie e popolari, di moderazione salariale e normativa delle vertenze, negli accordi bidone firmati.

Non sarà la Gad né l’imprenditore Carraro a organizzare la resistenza dei lavoratori di questa regione colpiti da un’ondata di licenziamenti, cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà (solo a Treviso 3727 licenziamenti e 2380 cassintegrati nel 2004).

Il Cpf pone la necessità di una svolta anche rispetto alle politiche, fino ad oggi attuate dalla segreteria di federazione, di collaborazione di governo nel comune di Venezia con le forze liberali. Infatti sia la giunta Costa che quella precedente di Cacciari si sono caratterizzate per le politiche di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi pubblici con la conseguente precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Il giochetto delle primarie tra esponenti liberali e della “sinistra d’alternativa” (Bettin) dentro il quadro del centrosinistra (Gad) è funzionale solo a ridefinire gli ambiti di egemonia di questo o quell’esponente politico fra gli equilibri dei due campi liberale e socialdemocratico.

Il punto è un altro: rottura con i liberali e opposizione di classe.

Solo una candidatura indipendente dei comunisti, la costituzione di un polo autonomo di classe anticapitalistico, di un fronte unico dei lavoratori, alternativo ai due poli dell’alternanza borghese potrà portare nelle assemblee elettive dei comuni e della regione la voce, le esigenze e gli interessi dei lavoratori, degli studenti, delle masse popolari. Un partito comunista che lotta a fianco dei lavoratori e non un partito di assessori ed amministratori.


 

Ordine del giorno presentato da Progetto Comunista al Comitato Politico Regionale della Liguria

 

 

La candidatura di Claudio Burlando come presidente della Regione Liguria si conferma come l’espressione degli interessi materiali degli industriali, dei terminalisti e delle lobbies politico-finanziarie della nostra regione. Il confronto politico-programmatico tra il Prc e la Gad ligure non solo non ha “spostato a sinistra” l’asse politico di quest’ultima, ma ha confermato la contraddizione evidente tra il progetto di Burlando e del suo schieramento da una parte e le ragioni sociali dei lavoratori, dei giovani disoccupati o precari, dei pensionati, dei principali movimenti di lotta attivi anche sul nostro territorio dall’altra. Una contraddizione resa ancora più evidente dall’abbraccio tra Burlando ed esponenti della destra come il professor Pittaluga, ex assessore della giunta Biasotti e consigliere d’amministrazione di un gruppo come Finmeccanica, che oggi annuncia di voler investire sul militare e smantellare la produzione civile mettendo a rischio circa 6000 posti di lavoro soltanto in Liguria. Una contraddizione che agisce non solo sui nostri referenti sociali ma nello stesso corpo del Partito, causando sempre più evidenti segni di insofferenza nel nostro elettorato e tra i nostri stessi iscritti e spingendo personaggi autorevoli del movimento no global e pacifista e dirigenti del nostro stesso Partito (trasversalmente alla loro collocazione congressuale) a dichiarare: “In ogni caso non voteremo Burlando”.

 

Per questo insistere sulla decisione dell’alleanza di governo regionale, sventolando concessioni programmatiche fittizie o del tutto formali, significherebbe non solo prendere una decisione ingiustificabile ma anche porsi su un terreno più arretrato della stessa percezione comune che la vittoria di Burlando e della Gad non prefigura un’alternativa reale rispetto alle politiche della Giunta Biasotti, ma la sostanziale prosecuzione di tali politiche. E che alla prosecuzione di tali politiche è necessario prepararsi proseguendo a battere la strada dell’opposizione portata avanti dal Partito in questi 5 anni. Tutto ciò in un quadro in cui la legge elettorale regionale non consente neanche la possibilità di costruire un semplice accordo tecnico senza contestualmente ricadere in una forma di accordo politico ed entrare nella maggioranza di governo.

 

Per questo il Cpr del Prc ligure

 

- annuncia la rottura con Burlando e la presentazione autonoma del Partito alle prossime elezioni regionali;

- lancia un appello a tutti i soggetti sociali e politici della sinistra, ai movimenti, a tutti coloro che hanno espresso la propria insoddisfazione per le prospettive delineate dalla Gad nella nostra regione, a costruire uno schieramento antiliberista e anticapitalista realmente alternativo a quelli di Biasotti e Burlando: un appello da presentare in tutte le prossime scadenze di incontro e discussione coi movimenti, a partire dall’assemblea genovese del 4 febbraio.